Il podcast di #BCM17 è disponibile

Eccolo qui il link al podcast del pomeriggio di sabato scorso.
podcast

Condividendo libri, storie e relazioni: esperienze e senso dello scambiare libri come pratica di coesione sociale; racconti di vita delle commmunity di Biblioshare e delle pratiche urbane che hanno il libro come elemento comune di dono o di scambio, di incontro e vicinanza, di conoscenza e cultura. Il potere della condivisione.

Qui la cronologia degli interventi:
0:00 Massimo Zerbeloni (Progetto Agorà)
2:02 Roberta Bulgari (Biblioshare)
6:35 Paola Carbellano (Equi.Libri al Corvetto)
10:50 Rosa Maria Moresco (Banca del tempo Milanosud)
13:40 Maria Madaffari (Banca del tempo Milanosud)
19:55 Elena Dottore (La Nostra Comunità)
25:30 Alberto Tavazzi (Giardino delle Culture)
41:10 Paolo Pisani (Biblioshare)
50:25 Paola Carbellano (Equi.Libri al Corvetto)
57:55 Angela Veneroni (Comitato Salomone Rinasce)
59:16 Maria Madaffari (Banca del tempo Milanosud)
1:00:23 Oscar Strano (Comitato Salomone Rinasce)

#BCM17 #BookCity

Che bel pomeriggio Bookcity

Di bookcrossing e di booksharing…

Sì, sabato pomeriggio è stato proprio un pomeriggio piacevole.
L’occasione fornitaci dall’evento organizzato da Biblioshare nell’ambito di Bookcity Milano 2017 è stata quella di parlare di esperienze di book crossing e di libri condivisi, secondo le declinazioni che tutte le realtà invitate propongono nell’ambito locale del Municipio 4 di Milano (anche se non necessariamente circoscritte solo a questo territorio).

Massimo Zerbeloni, padrone di casa assieme a Maurizio Carnovali, del Progetto Agorà, ha presentato il nuovo servizio di bookcrossing delle case bianche di via Salomone ed ha passato la parola a Roberta Bulgari, la moderatrice dell’incontro, voce di Biblioshare, che dopo una breve introduzione degli argomenti ha presentato gli invitati.
Il primo intervento è stato quello di Paola Carbellano, che ha raccontato il bookcrossing made in Equi.libri, operante nel non distante quartiere Corvetto.
Hanno fatto seguito gli interventi di Rosa Maria Moresco, che con Maria Madaffari e Maddalena Gianbruni della Banca del Tempo Milanosud da anni coltivano l’esperienza di Libera Libri e dei relativi gruppi di lettura.
E’ poi stato il turno di Elena Dottore de La Nostra Comunità che ha illustrato il progetto Book Box incentrato sui ragazzi autistici.
Alberto Tavazzi del Giardino delle Culture, un progetto di rigenerazione urbana di una vecchia area degradata e ora trasformata e pienamente recuperata, ha parlato dello scambio libri che si tiene una volta al mese.
Paolo Pisani ha spiegato come la piattaforma Biblioshare sia in grado di fornire ad ogni iscritto la possibilità di condividere i propri libri e di accedere ai libri condivisi dagli altri, con il piacevole effetto collaterale di conoscere altre persone, visto che lo scambio del libro avviene sempre di persona.
Gli intermezzi poetici-letterari sono stati a cura di Angela Veneroni, poetessa residente, e Oscar Strano, anch’egli del comitato Salomone Rinasce, che ha letto un brano di Petrolio, di Pasolini.

Progetto Agorà
Massimo Zerbeloni (Progetto Agorà)
Biblioshare
Roberta Bulgari (Biblioshare)
Equi.Libri Corvetto
Paola Carbellano (equi.Libri al Corvetto)
Banca del Tempo Milanosud
Rosa Maria Moresco (Banca del Tempo Milanosud)
Libera Libri
Maria Madaffari (Banca del Tempo Milanosud)
Book box
Elena Dottore (Book box)
Giardino delle Culture
Alberto Tavazzi (Giardino delle Culture)
poetessa residente
Angela Veneroni (comitato Salomone Rinasce)
comitato Salomone Rinasce
Oscar Strano (comitato Salomone Rinasce)

Bookcity allo Spazio Salomone

L’aperitivo finale offerto ai numerosi presenti da Progetto Agorà ha poi consentito di continuare a parlare dei temi affrontati e a molti dei presenti di iscriversi alla nuova community di Biblioshare, aperta per l’occasione: la community Forlanini-Salomone.

Bookcity allo Spazio Salomone

Il nostro sogno è che il libro che abbiamo tanto amato scaldi le giornate di altre persone“, questo il pensiero comune di tutti partecipanti all’incontro.

#BCM7 #BookCity

Tra breve verrà messo in linea il podcast

Neil Gaiman e le biblioteche

bibliotecaProprio di recente ci siamo imbattuti in un post su Facebook da parte degli amici della biblioteca condominiale di via Rembrandt 12 a Milano che ci ha fatto prepotentemente tornare alla memoria l’appassionato discorso che lo scrittore inglese Neil Gaiman, ormai qualche anno fa – nel 2013 -, aveva tenuto per The Reading Agency, associazione di volontariato che si propone di promuovere la lettura, con particolare riferimento alle biblioteche.
Qui il link all’articolo sul sito della Reading Agency, con il link anche al video Youtube, qui l’articolo originale sul Guardian del 15 ottobre 2013, mentre qui di seguito la traduzione in italiano del discorso, copiato (sì, copiato integralmente) dall’interessante blog di Roberto Sedda, che non conosciamo, e che doverosamente dobbiamo ringraziare.

È importante che le persone dichiarino da che parte stanno e perché, e se possano essere di parte. Una dichiarazione di conflitto di interessi, o qualcosa del genere. Quindi io sto per parlarvi del leggere, sto per dirvi che le biblioteche sono importanti. Sto per suggerirvi che leggere narrativa, leggere per passione, è una delle cose più importanti che possiamo fare. Sto per fare un appassionato appello perché la gente capisca ciò che le biblioteche e i bibliotecari costituiscono, e per preservarli entrambi.
Ed io sono ovviamente ed enormemente di parte; sono un autore, spesso un autore di narrativa. Scrivo per bambini e adulti. Per circa trent’anni mi sono guadagnato da vivere attraverso le mie parole, principalmente inventando cose e mettendole per iscritto. È ovviamente nel mio interesse che le persone leggano, che leggano narrativa, che le biblioteche e i bibliotecari esistano e aiutino a far nascere l’amore per la lettura e luoghi in cui si possa leggere.
Quindi sono di parte in quanto scrittore. Ma lo sono di più, molto di più come lettore. E sono ancora più di parte in quanto cittadino britannico.
E sono qui stanotte a parlare sotto gli auspici della Reading Agency: un ente benefico il cui scopo è quello di dare a ciascuno una eguale possibilità nella vita aiutando le persone a divenire lettori fiduciosi e entusiasti. Che sostiene programmi di alfabetizzazione e biblioteche e individui e puramente e arbitrariamente incoraggia l’atto del leggere. Perché, a quanto dicono, tutto cambia quando leggiamo.
Ed è quel cambiamento, e quell’atto di leggere di cui sono qui a parlarvi stanotte. Voglio discutere ciò che la lettura fa. Ciò a cui serve.
Mi è capitato di essere a New York una volta, e di ascoltare una conferenza sulla costruzione di carceri private – un’industria in forte crescita in America. L’industria delle prigioni ha bisogno di pianificare la sua crescita futura: di quante celle avranno bisogno? Quanti carcerati ci saranno, di qui a quindici anni? E hanno scoperto che lo possono prevedere con facilità, utilizzando un algoritmo molto semplice basato sulla percentuale di ragazzi di dieci e undici anni che non sanno leggere. E che certamente non leggono per piacere.
Non è una corrispondenza perfetta: non si può dire che una società alfabetizzata non ha criminalità. Ma ci sono delle correlazioni molto precise.
Ed io penso che alcune di queste correlazioni, le più semplici, hanno origine in qualcosa di molto semplice. Le persone capaci di leggere leggono narrativa.
La narrativa ha due utilizzi. Prima di tutto da assuefazione alla lettura. La spinta a scoprire cosa accade dopo, il voler girare la pagina, il bisogno di andare avanti anche se è difficile, perché qualcuno è nei guai e devi sapere come va a finire… questa è una motivazione molto forte. E ti costringe a imparare nuove parole, pensare nuove idee, per andare avanti. Scoprire che il leggere è in sé piacevole. Una volta che lo impari sei pronto a leggere qualunque cosa. E il leggere è la chiave. Ci sono stati brevi accenni, qualche anno fa, riguardo l’idea che ci trovassimo a vivere in un mondo post-letterato, in cui l’abilità di interpretare la parola scritta fosse in qualche modo ridondante, ma quei giorni sono passati: le parole sono più importanti di quanto siano mai state: navighiamo il mondo con parole, e man mano che le parole scivolano sulla rete abbiamo bisogno di seguirle, per comunicare e comprendere ciò che leggiamo. Le persone che non possono capirsi le une le altre non possono scambiarsi idee, non possono comunicare, e i programmi di traduzione arrivano solo fino a un certo punto.
Il modo più semplice di essere sicuri di far crescere dei bambini istruiti è di insegnare loro a leggere, e mostrargli che il leggere è una attività piacevole. E questo vuol dire, nella sua forma più semplice, trovare libri che gli piacciono, dare loro accesso a questi libri, e lasciare che li leggano.
Non penso che ci sia qualcosa come un cattivo libro per ragazzi. Ogni tanto diventa di moda fra qualche adulto individuare un sottoinsieme di libri per ragazzi, un genere, magari, o un autore, e dichiarare che sono cattivi libri, libri che ai ragazzi dovrebbe essere impedito di leggere. L’ho visto capitare più e più volte; Enid Blyton fu dichiarata una cattiva lettura, e così R.L. Stine, e così dozzine di altri. Ai fumetti fu imputato di far crescere l’analfabetismo.
Sono cretinate. È snobismo ed è stupidità. Non ci sono cattivi autori per ragazzi se ai ragazzi piacciono e vogliono leggerli e li cercano, poiché ogni ragazzino è differente. Sono capaci di trovare le storie di cui hanno bisogno, e portano se stessi alle storie. Un’idea trita e ritrita non è trita e ritrita per loro. Questa è la prima volta che il bambino la incontra. Non dovete scoraggiare i ragazzi dal leggere solo perché vi sembra che stiano leggendo la cosa sbagliata. La narrativa che non vi piace può essere la strada verso altri libri che preferite. E non tutti hanno il vostro stesso gusto.
Degli adulti benintenzionati possono distruggere con facilità l’amore di un ragazzo per la lettura: impeditegli di leggere ciò che gli piace, o date loro i libri ben fatti-ma-noiosi che piacciono a voi, l’equivalente del 21° secolo della letteratura “educativa” vittoriana. Finirete con l’avere una generazione convinta che leggere sia poco attraente e peggio, spiacevole.
Noi abbiamo bisogno che i nostri figli salgano sulla scala della lettura: qualunque cosa che gli piaccia li porterà in alto, gradino dopo gradino, alla cultura. (Oltre a questo non fate come il sottoscritto che quando la sua figlia di undici anni si appassionò a R.L. Stine prese e le portò una copia di Carrie di Stephen King, dicendole se ti son piaciuti quelli adorerai questo! Holly non ha letto altro se non storie rassicuranti di pionieri e praterie per tutta l’adolescenza, e tuttora mi guarda con furore quando si menziona Stephen King).
E la seconda cosa che la narrativa fa è quella di costruire empatia. Quando si guarda la TV o si vede un film si assiste a cose che succedono ad altre persone. La narrativa in prosa è qualcosa che si costruisce da ventisei lettere e una manciata di segni di interpunzione e dalla quale tu, tu solo, usando la tua immaginazione, crei un mondo e lo popoli e lo osservi attraverso altri occhi. Arrivi a provare sensazioni, visiti luoghi e mondi che altrimenti non conosceresti. Impari che ognuno là fuori è anche un io. Tu sei qualcun altro e quando ritorni al tuo proprio mondo sarai un pochino cambiato.
L’empatia è un attrezzo per unire le persone in gruppi, che ci permette di funzionare come qualcosa di più che individui concentrati solo su noi stessi.
Si scopre anche qualcosa, man mano che si legge, di vitale importanza per farti strada nel mondo. Ed è questo:
Il mondo non deve necessariamente essere così. Le cose possono essere diverse.
Sono stato in Cina nel 2007, alla prima convention di fantascienza e fantasy approvata dal Partito nella storia cinese. A un certo punto presi da parte un importante funzionario e gli chiesi: perché? La fantascienza era stata disapprovata per un tempo molto lungo. Cos’era cambiato?
È semplice, mi disse. I cinesi erano brillanti nel costruire cose se altre persone gli fornivano i progetti. Ma non innovavano e non inventavano. Non avevano immaginazione. Così inviarono una delegazione negli USA, alla Apple, alla Microsoft, a Google, e interrogarono le persone che stavano inventando il futuro circa loro stessi. E scoprirono che tutti avevano letto fantascienza quando erano ragazzi e ragazze.
La narrativa può mostrarti un mondo differente. Può portarti da qualche parte dove non sei mai stato. Una volta che hai visitato altri mondi, come coloro che assaggiarono il cibo delle fate, non puoi essere mai completamente a tu agio nel mondo in cui sei cresciuto. Lo scontento è una buona cosa: le persone scontente possono modificare e migliorare i loro mondi, lasciarli migliori, lasciarli differenti.
E dal momento che siamo in argomento, vorrei dire qualche parola sull’escapismo. Sento che l’espressione è rigettata come se fosse una brutta cosa. Come se la narrativa “escapista” fosse un oppiaceo a buon mercato usato dai confusi e dagli stolti e dagli illusi e l’unica narrativa meritevole, per adulti e ragazzi, fosse quella realistica, che rispecchia il peggio del mondo in cui il lettore si trova.
Se voi foste intrappolati in una situazione priva di vie d’uscita, in un luogo sgradevole, con persone che vi vogliono male, e qualcuno vi offrisse un sollievo momentaneo, perché non prenderlo? La narrativa di fantasia è esattamente questo: una finzione che apre una porta, mostra il sole all’esterno, vi dà un luogo dove voi avete il controllo e state con persone con cui volete stare (e i libri sono posti reali, fate bene attenzione); e ciò che è più importante durante la vostra fuga i libri vi danno anche informazioni circa il mondo e la vostra situazione, vi danno armi, vi danno corazze: cose reali che potete riportare nella vostra prigione. Abilità e conoscenze e attrezzi che potete usare per scappare per davvero.
Come J.R.R. Tolkien ci ha ricordato, le sole persone che protestano veementemente contro le fughe sono i carcerieri.
Un altro modo per distruggere l’amore di un ragazzo per la lettura, ovviamente, è di fare in modo che non ci siano libri di alcun genere in giro. E non dargli nessun posto dove leggere quei libri. Io sono stato fortunato. Durante la mia crescita io ho avuto a disposizione una eccellente biblioteca locale. Avevo il tipo di genitori che si lasciavano convincere a scaricarmi alla biblioteca sulla strada per il lavoro durante l’estate, e il tipo di bibliotecari ai quali non dava fastidio un ragazzetto non accompagnato che ricompariva nella sezione per ragazzi tutte le mattine dove si faceva strada nel catalogo alla ricerca di libri con fantasmi o magia o razzi, alla ricerca di vampiri o investigatori o streghe o meraviglie. E quando finii di leggere la biblioteca per ragazzi iniziai i libri per gli adulti.
Erano dei bravi bibliotecari. Gli piacevano i libri e gli piaceva che i libri venissero letti. Mi insegnarono come ordinare libri in altre biblioteche il prestito interbibliotecario. Non avevano snobismi a proposito di qualunque cosa leggessi. Sembrava che semplicemente fossero contenti che ci fosse questo ragazzino con gli occhi sgranati che amava leggere, e si fermavano a parlare dei libri che stavo leggendo, mi trovavano gli altri di una serie, mi aiutavano. Mi trattavano come un altro lettore – niente di meno e niente di più – il che voleva dire mi trattavano con rispetto. Non ero abituato a  essere un bambino di otto anni trattato con rispetto.
Ma le biblioteche hanno a che fare con la libertà. Libertà di leggere, libertà di pensiero, libertà di comunicare. Hanno a che fare con l’istruzione (che non è un processo che finisce il giorno che lasciamo la scuola o l’università), con l’intrattenimento, con la creazione di spazi sicuri, e con l’accesso all’informazione.
Mi preoccupa che nel 21° secolo le persone non capiscano ciò che le biblioteche sono e il loro scopo. Se voi vedete una biblioteca come uno scaffale di libri, può apparire antiquata o sorpassata in un mondo in cui molti, ma non tutti, i libri in circolazione esistono digitalmente. Ma questo è mancare il punto principale.
Io penso che abbia a che fare con la natura dell’informazione. L’informazione ha un valore, e l’informazione giusta ha un valore enorme. Per tutta la storia dell’uomo noi abbiamo vissuto in una condizione di scarsità di informazioni, e avere la giusta informazione è stato sempre importante, e sempre degno di qualche valore: quando piantare le colture, dove trovare le cose, mappe e storie e racconti – sono sempre stati utili per un pasto e per la compagnia. L’informazione era un oggetto prezioso, e coloro che la possedevano o potevano ottenerla potevano farsi pagare per quel servizio.
Negli ultimi anni ci siamo spostati da un’economia di scarsità informativa a una caratterizzata da sazietà. Secondo Eric Schmidt di Google, oggi ogni due giorni la razza umana crea tanta informazione quanta ne abbiamo creato dall’alba della civiltà fino al 2003. Sono circa cinque Exabyte di dati (1 Exabyte = 1 miliardo di Giga, NdRufus) al giorno, per quelli di voi che tengono i conti. La sfida diviene non più trovare la rara pianta che cresce nel deserto ma trovare una specifica pianta nella giungla. Avremo bisogno di aiuto nel navigare le informazioni per trovare quella che effettivamente ci serve.
Le biblioteche sono posti dove le persone vanno per avere informazione. I libri sono solo la cima dell’iceberg dell’informazione: sono nelle biblioteche e lì vi vengono forniti gratuitamente e legalmente. Ci sono più ragazzi che prendono libri in prestito di quanti ce ne siano mai stati – libri di ogni genere: cartacei e digitali e audio. Ma le librerie sono anche, per esempio, posti dove persone che non hanno un computer, che sono prive di connessioni internet, possono navigare sulla rete senza pagare: particolarmente importante quando il modo con cui ottieni informazioni sulle offerte di lavoro, fai domanda per un lavoro o fai domanda per dei servizi sociali è in maniera crescente un sistema esclusivamente online. I bibliotecari possono aiutare queste persone a navigare quel mondo.
Io  non credo che tutti i libri migreranno o dovrebbero migrare su uno schermo: come Douglas Adams mi fece notare una volta, più di vent’anni prima della comparsa del Kindle, un libro è come uno squalo. Gli squali sono antichi: c’erano squali negli oceani prima dei dinosauri. E il motivo per cui ci sono ancora squali in giro è che gli squali sono più bravi ad essere squali di chiunque altro. I libri cartacei sono solidi, difficili da distruggere, resistenti ai bagni, operati con energia solare, e stanno bene in mano: sono bravi ad esser elibri, e ci sarà sempre un posto per loro. Appartengono alle biblioteche. tanto quanto le biblioteche sono divenute luoghi dove si può andare per avere accesso a libri elettronici, audiolibri e DVD e contenuti della rete.
Una libreria è un luogo che è un deposito di informazione al quale ogni cittadino ha un accesso uguale. Questo comprende l’informazione medica. E l’informazione sui disturbi mentali. È uno spazio comunitario. È un luogo di sicurezza, un rifugio dal mondo. È un posto con dentro dei bibliotecari. Ciò che le biblioteche del futuro saranno è qualcosa che dovremmo iniziare a immaginare adesso.
L’alfabetizzazione è ora più importante che mai, in un mondo di messaggi ed e-mail, un mondo di informazione scritta. Abbiamo bisogno di leggere e scrivere, abbiamo bisogno di cittadini globali che sanno leggere con facilità, comprendono ciò che leggono, capiscono le sfumature, e si fanno capire.
Le biblioteche sono davvero le porte del futuro. È percio sfortunato che, nel mondo, vediamo che ci sono governi che vedono l’occasione di chiudere le biblioteche come un modo facile di risparmiare denaro, senza capire che stanno rubando al futuro per pagare per l’oggi. Stanno chiudendo i cancelli che dovrebbero aprire.
Secondo uno studio recente della Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, l’Inghilterra è «il solo paese in cui il gruppo più anziano ha competenze più alte del gruppo più giovane sia nella capacità di leggere e scrivere che di far di conto, dopo che si sono presi in considerazione altri fattori quali il genere, le condizioni socio-economiche e il tipo di occupazione».
Detto in altro modo, i nostri figli e nipoti sono meno alfabetizzati e meno capaci di far di conto di noi. Sono meno capaci di navigare il mondo, di capirlo e di risolvere problemi. Gli si può può facilmente mentire e ingannarli, saranno meno capacvi di cambiare il mondo in cui si trovano, otterranno meno lavori. Tutte queste cose. E come paese l’Inghilterra rimarrà indietro rispetto ad altri paesi sviluppati perché si troverà senza una forza di lavoro specializzata.
I libri sono il modo con cui comunichiamo con i morti. Il modo con cui impariamo lezioni da coloro che non sono più con noi, con cui l’umanità ha costruito su se stessa, progredito, reso la conoscenza incrementale piuttosto che qualcosa che deve essere reimparata, volta dopo volta. Ci sono racconti che sono più vecchi della maggior parte dei paesi, racconti che hanno sorpassato di gran lunga le culture e le costruzioni in cui vennero narrati la prima volta.
Penso che abbiamo responsabilità verso il futuro. Responsabilità e obblighi nei confronti dei ragazzi, degli adulti che questi ragazzi diverranno, del mondo in cui si troveranno ad abitare. Tutti noi – come lettori, come scrittori, come cittadini – abbiamo dei doveri. Ho pensato che avrei voluto provare oggi a dire chiaramente alcuni di questi doveri.
Penso che abbiamo il dovere di leggere per piacere, in privato e nei luoghi pubblici. Se leggiamo per piacere, se altri ci vedono leggere, allora impariamo, esercitiamo la nostra immaginazione. Mostriamo ad altri che la lettura è una buona cosa.
Abbiamo il dovere di sostenere le biblioteche. Usare le biblioteche, incoraggiare altri a usare le biblioteche, protestare per la chiusura di biblioteche. Se non si dà valore alle biblioteche allora si svaluta l’informazione o la cultura o la saggezza. Si sta silenziando le voci del passato e danneggiando il futuro.
Abbiamo il dovere di leggere ad alta voce ai nostri bambini. Leggergli cose che gli piacciano. Leggergli storie che ci hanno già stancato. Fare le vocine, rendere la cosa interessante, e non smettere di leggere loro dei libri solo perché hanno imparato a leggere da soli. Usate la lettura a voce alta come un tempo di legami, un tempo in cui non si controllano i celllari, in cui le distrazioni del mondo sono messe da parte.
Abbiamo il dovere di usare la lingua. Di sforzarci: scoprire cosa vogliono dire le parole  e come schierarle, per comunicare con chiarezza, per dire ciò che intendiamo. Non dobbiamo tentare di congelare la lingua, o di fingere che sia una cosa morta che deve essere riverita, ma dovremmo usarla come una cosa viva, che scorre, che prende in prestito parole, che permette ai significati e alle pronunce di variare col tempo.
Noi scrittori – e specialmente scrittori per ragazzi, ma tutti gli scrittori – abbiamo un dovere nei confronti dei nostri lettori: è il dovere di scrivere cose vere, particolarmente importante quando creiamo racconti di persone che non esistono in posti che mai sono stati – capire che la verità non sta in ciò che succede ma in ciò che ci dice chi siamo. La finzione narrativa è una menzogna che dice la verità, dopo tutto. Abbiamo il dovere di non annoiare il lettore, ma di fargli nascere il bisogno di girare la pagina. Una delle cure migliori per un lettore riluttante, dopotutto, è un racconto che non sa impedirsi di continuare a leggere. E se dobbiamo dire ai nostri lettori la verità e dargli armi e dargli corazza e trasmettere quel tanto di saggezza che abbiamo distillato dalla nostra breve sosta in questo verde mondo, abbiamo il dovere di non predicare, non dare lezioni, non forzare morali e messaggi predigeriti giù per la gola dei lettori come uccelli adulti che nutrono i loro piccoli di vermi già masticati; e abbiamo il dovere di non scrivere mai per i bambini, mai, in nessuna circostanza, qualcosa che noi non vorremmo leggere per noi.
Abbiamo il dovere di capire e di riconoscere che come autori per ragazzi stiamo facendo un lavoro importante, perché se facciamo un pasticcio e scriviamo libri noiosi che allontanano i ragazzi dalla lettura e dai libri, abbiamo diminuito il nostro futuro e impoverito il loro.
Noi tutti – adulti e bambini, scrittori e lettori – abbiamo l’obbligo di sognare a occhi aperti. Abbiamo il dovere di immaginare. È facile far finta che nessuno può cambiare niente, che viviamo in un mondo in cui la società è gigantesca e l’individuo è meno di niente; un atomo nel muro, un chicco di riso in un campo di riso. Ma la verità è che gli individui possono cambiare il proprio mondo più e più volte, gli individui fanno il futuro, e lo fanno immaginando che le cose possono essere dfferenti.
Guardatevi intorno: lo dico sul serio. Fermatevi per un momento e guardate la stanza in cui vi trovate. Voglio far notare qualcosa di così ovvio che si tende a dimenticarlo. È questo: tutto ciò che potete vedere, compresi i muri, è stato in un certo momento imamginato. Qualcuno decise che era più comodo sedere su uan sedia che per terra e immaginò la sedia. Qualcuno dovette immaginare un modo che io vi potessi parlare qui a Londra adesso senza che tutti noi fossimo bagnati dalla pioggia. Questa stanza e tutte le cose che contiene, e tutte le altre cose in questo edificio, in questa città, esistono perché ancora e ancora e ancora le persone immaginarono le cose.
Abbiamo un obbligo a rendere belle le cose. Non lasciare il mondo più brutto di come l’abbiamo trovato, non svuotare gli oceani, non lasciare i nostri problemi alla prossima generazione. Abbiamo l’obbligo di lasciare pulito, e di non lasciare ai nostri figli un mondo che miopemente abbiamo complicato, impoverito e storpiato.
Abbiamo il dovere di dire ai nostri politici ciò che vogliamo, di votare contro i politici di qualunque partito che non capiscono il valore della lettura per creare cittadini degni di questo nome, che non vogliono agire per preservare e proteggere la conoscenze e incoraggiare l’uso dei libri. Questa non è questione di politica di partito. È una questione di comune umanità.
Ad Albert Einstein venne chiesto una volta come si potessero rendere intelligenti i nostri bambini. La sua risposta fu a un tempo semplice e saggia. «Se volete che i vostri figli siano intelligenti», disse, «leggetegli le favole. Se volete che i vostri figli siano più intelligenti, leggetegli più favole». Capiva l’importanza della lettura, e dell’immaginazione. Spero che possiamo dare ai nostri ragazzi un mondo in cui leggeranno e in cui gli si leggerà, e immagineranno, e capiranno.

La lettura di questo discorso è molto stimolante e foriera di molti spunti che avremo magari occasione di riprendere prossimamente. È certo anche che, alla luce di tutte queste considerazioni, ci farebbe piacere conoscere il pensiero di Neil su di noi, su Biblioshare.

Bookcity Milano 2016

#BCM16Sabato alle 12:30 siamo andati in scena al Digital Studio del Teatro Franco Parenti per l’evento “BiblioShare presenta: libri, il piacere di condividere“.
Nei primi 7-8 minuti si è svolta la performance artistica di Mariano Bellarosa ed Ilaria Cremonesi, artisti della Brigata Topolino e iscritti alla community di San Donato Milanese, dal titolo “la lettura abbatte le barriere generazionali”. L’anziano legge un tradizionale libro di carta, mentre la giovane utilizza un book reader elettronico. I due, seduti vicini su una panchina, iniziano a spiarsi, a osservarsi furtivamente e reciprocamente, per poi comprendere che leggere con un ereader o su un libro tradizionale è comunque un momento di cultura e miglioramento reciproco. Il tutto senza pronunciare una parola e con una gradevole colonna sonora in sottofondo.
Qui il link al canale Youtube di Recsando con il video della performance artistica.
Roberta Bulgari, prima iscritta alla prima community di BiblioShare e protagonista di primo piano nella nascita di Biblioshare, ha poi presentato gli ospiti:
Paolo Pisani, ideatore e sviluppatore della piattaforma, ha spiegato brevemente come è nata l’idea e come funziona il sistema, oltre a fornire qualche numero, relativo alla prima community nata, quella di Milano Rogoredo Santa Giulia: oltre 200 iscritti a leggera maggioranza femminile, oltre 10.000 volumi catalogati, dei quali due terzi messi a disposizione da donne.
Susanna Loi, identificata come “scambista”, ha raccontato del suo primo scambio di libri: un incontro che doveva essere rapido e veloce si è dilungato per l’intera mattinata del sabato, con la scoperta reciproca tra le due persone che si erano incontrate, di affinità e interessi comuni, e di un rapporto che non si è concluso con quell’incontro, ma che è tuttora vivo.
Barbara Bortolini ha fortemente contribuito all’apertura della community di Milano Porta Romana; al suo attivo ha il record di libri messi a disposizione: ben 84! Ci ha ricordato che, come ha scritto Umberto Eco in “Come si fa una tesi di laurea”, “i libri si rispettano usandoli, non lasciandoli stare”; Biblioshare, evidentemente, è un buon modo per rispettare i libri.
Barbara, che ha fatto conoscere Biblioshare anche presso il suo luogo di lavoro, il Centro Diurno-Dipartimento Salute Mentale dell’Azienda Ospedaliera Santi Paolo e Carlo, ha illustrato il progetto “Biblioteca Conca del Naviglio“, che pone tra gli obiettivi quello di favorire l’integrazione sociale e il recupero dei cittadini con disagio psichico. E’ stata accompagnata anche da alcuni pazienti aderenti al progetto che sono intervenuti con una loro testimonianza.
Il presidente di RecSando – la rete civica di San Donato Milanese e del sud est Milano recentemente insignita della benemerenza civica dal Comune per l’impegno profuso in 20 anni di attività culturali sul territorio – Fabrizio Cremonesi ha esposto le ragioni per le quali ha supportato dall’inizio la diffusione di Biblioshare a San Donato e a San Giuliano Milanese, parlando degli ultimi eventi realizzati.
Stefano Bianco, ex presidente del Comitato di Quartiere Milano Santa Giulia, appassionato lettore di narrativa e di saggistica, ha promosso l’utilizzo del chiosco del Parco Trapezio come minibiblioteca connessa al circuito Biblioshare; la biblioteca – circa 500 volumi – è frutto di una donazione di un ex membro del direttivo del comitato.
Anna Bernazzani, studentessa al primo anno delle superiori, scrittrice e blogger di Biblioshare, ci ha raccontato della sua passione per i siti di fan fiction ed ha letto un suo breve racconto, “la memoria e lo spaventapasseri“.
Roberta Pezzulla, referente dell’area sociale in Metropolitana Milanese, che da fine 2014 gestisce le case popolari di Milano, in qualità di coordinatrice di progetti speciali, per il contrasto al degrado urbano e sociale e per la valorizzazione di risorse in ambito territoriale, ha parlato della reciproca volontà di collaborare con Biblioshare per la realizzazione di un progetto comune nelle case popolari, a partire dal complesso di case di via Pastonchi.
Infine Serena Dal Cin, impiegata presso la filiale italiana della VF Corporation, ha fortemente voluto la creazione della neonata community VF Milano, la nostra prima community aziendale, e ci ha raccontato di come questa differente modalità di rapportarsi ai colleghi riveli peculiarità delle persone inaspettate e utili al miglioramento del rapporto interpersonale.
libri, il piacere di condividere
Complimenti a Bookcity e al Comune di Milano dunque, che hanno organizzato questa manifestazione che ha pervaso con mille e più appuntamenti la città, sempre più belli ed interessanti, e complimenti alla nostra squadra, che ha fatto conoscere di più la nostra piattaforma condivisa, socializzante, inclusiva, innovativa e tecnologicamente all’avanguardia.

Nei prossimi appuntamenti su questo blog approfondiremo alcuni degli interventi di questa giornata.
#BCM16

#IoCondivido podcast

Sul sito di Altro Consumo sono disponibili le registrazioni dei due panel a cui Biblioshare ha partecipato in occasione del Festival della sharing economy #IoCondivido tenutosi al Castello Sforzesco di Milano lo scorso fine settimana.

Ecco i link:
Cultura e sharing economy, il binomio possibile verso l’indipendenza economica, del 24 settembre
#IoCondivido cultura e sharing economy

Diritto d’autore e user generated content. Alla ricerca di una disciplina, del 25 settembre
#IoCondivido diritto d'autore

Più nello specifico, gli interventi di Roberta Bulgari sono per il primo panel al minuto 20’58”, con risposte alle domande a partire dal minuto 53’42”, e nel secondo panel a partire da 1h 01’50”.

Podcast della presentazione di ieri

salotto letterario podcastIeri abbiamo partecipato alla serata del “salotto letterario” di San Donato Milanese, organizzato da RecSando ed il “Circolo 6×4“, con la presentazione dell’ultimo libro di Gino Marchitelli, Il barbiere zoppo, e non solo…
La serata è stata interessante, a cominciare dall’intervento di Roberta che ha brevemente raccontato della nostra biblioteca diffusa. Lo speech è stato registrato e ve lo presentiamo qui.
Buon ascolto!

La documentazione della serata NEXTSanDo è disponibile

NEXTSanDo 2016
Pensiamo sia di interesse per tutti coloro che ci hanno seguito nell’impegnativa organizzazione di NEXTSanDo rendere disponibile il materiale multimediale della serata del 14 aprile finora prodotto.
Qui il link al sito di NEXTSanDo, nell’area dedicata agli atti della serata.
Dalla stessa area è possibile richiedere una copia del prossimo libro di Paolo Pisani, speaker della serata, nonché fondatore di BiblioShare, Il cittadino digitale, in uscita il mese prossimo.

Trasmissione “L’Altro Pianeta” – Radio 24 – podcast

Come indicato nel post precedente, qui il podcast (23′) della trasmissione di Laura Bettini, L’Altro Pianeta, su Radio 24, trasmissione tutta dedicata all’evento NEXTSanDo.
Dal minuto 12:30 circa si parla nello specifico di sharing economy e poi di BiblioShare.podcast L'Altro Pianeta di Laura Bettini - Radio 24

All’ #ItalianDigitalDay

Italian Digital Day - BiblioShareIeri e venerdì, in qualità di Digital Champion di un comune del milanese, ho partecipato all’Italian Digital Day che si è tenuto alla reggia di Venaria. Tanti gli ospiti qualificati che hanno preso la parola e illustrato best practices e programmi per il futuro; ieri c’era anche il Presidente del Consiglio a parlare di digitale. Chi lo desidera può naturalmente cercare su internet articoli e video della giornata.

Ciò che però volevo segnalare in questo blog è che BiblioShare ha avuto un suo piccolissimo ma significativo spazio all’interno della giornata, in un video (regia di Alice Tomassini) nel quale si è voluta raccontare la “giornata” dei campioni digitali con un riferimento ai loro progetti di innovazione e di diffusione del digitale. Un po’ un “Italy in a day” dei campioni digitali.

Qui il link al video su Youtube e qui su Vimeo.

#ItalianDigitalDay

Digital Championship del 23 ottobre

digital championship PadovaIn occasione della sesta tappa della Digital Championship organizzata da Telecom Italia e l’associazione Digital Champions, alla scoperta di nuovi talenti digitali, il fondatore di BiblioShare Paolo Pisani ha presentato la nostra biblioteca virtuale che ha suscitato molto interesse e curiosità.
Qui il link al video su Youtube con buona parte della presentazione e le domande poste dalla giuria.digital championship Padova
Gli altri partecipanti sono stati:
Davide Zara che ha presentato Superme App, CMS per la PA, Francesco Bombardi con “10+10 Make Coding Sessions” e Matteo Troìa con “nonni su internet”.
Ha vinto Maurizio Galluzzo con il progetto “Emergenza 24“.

Qui il link all’articolo sul sito di Telecom Italia.

#ilfuturoèditutti